Scritto da: Blog Admin il 10 Febbraio 2012
Bere caffè non fa male a nessuno, a patto di non esagerare. E d’altronde non è facile esagerare, perché la dose massima consigliata di caffeina è di 600 milligrammi al giorno, l’equivalente di otto tazzine di caffè espressi.
Il caffè non fa aumentare il livello di colesterolo nel sangue e non comporta alcun rischio aggiuntivo per le patologie cardiovascolari. Nonostante la caffeina acceleri il battito del cuore si tende ad escludere rischi anche per chi soffre di aritmie cardiache, a patto di non abusarne. L’aumento della pressione sanguigna è modestissimo ed è opportuno, per chi soffre di eccesso di acidità gastrica, farne un uso moderato.
La caffeina favorisce la digestione perché aumenta la secrezione dei succhi gastrici, della bile e la motilità intestinale e stimola la diuresi. Aumenta il livello di attenzione e di concentrazione e migliora l’umore: le vere ragioni per cui non riusciamo a fare a meno del caffè.
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Scritto da: Blog Admin il 10 Febbraio 2012
Perché il formaggio, uno tra gli alimenti più nutrienti che ci siano, deve scadere al posto di un contorno quando è invece un ottimo secondo?
I formaggi sono ricchi di proteine e di grassi e contengono poca acqua, per cui considerarli una aggiunta al pasto è una vera e propria trappola dietetica.
Occorre in media un litro di latte per ottenere cento grammi di formaggio che fornisce dalle 250 alle 400 Calorie.
I formaggi “magri” in realtà non esistono; sono detti così perché contengono una maggiore quantità di acqua.
E’ evidente allora che se aggiungo ad un pasto già completo un contorno a base di formaggio il conto delle calorie aumenta notevolmente.
Il formaggio, quindi, è un ottimo secondo perché in compagnia di pasta o riso, che danno carboidrati e di un contorno di verdure, che aggiungono vitamine del gruppo B, vitamina C e fibre, rende il pasto completo.
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Scritto da: Blog Admin il 12 Novembre 2010
Prendere compresse di vitamina C per integrare quella presente nella dieta di tutti i giorni è del tutto inutile. E’ inutile per il raffreddore, per l’influenza, per l’invecchiamento e per qualsiasi altro malanno.
Eppure ci abbiamo creduto tutti nelle virtù speciali della vitamina C e giù ad ingoiare integratori, forse perché crederci soddisfa bisogni psicologici importanti. In realtà studi approfonditi condotti da istituti di ricerca americani hanno dimostrato che è inutile introdurre dosi elevate di vitamina C, perché l’eccesso finisce nelle urine, espulso dai reni come sostanza di scarto.
In certe dosi, naturalmente, la vitamina C serve, perché aiuta ad assorbire il ferro, è coinvolta in numerose reazioni che avvengono nelle nostre cellule e contribuisce a difenderci dai radicali liberi.
Ma quanta ne serve?
La quantità giornaliera raccomandata nell’adulto è di 60 mg , le dosi aumentano per le donne in gravidanza o in allattamento. Ma non c’è bisogno di misurare questi milligrammi perché la vitamina C è presente in tutti i prodotti vegetali. Allora basta consumare la frutta di stagione, una bella arancia, per coprire l’intero fabbisogno giornaliero!
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Scritto da: Blog Admin il 17 Ottobre 2007
Nel primo Ottocento non erano pochi i comuni irpini che, privi di adeguate risorse economiche, venivano abbandonati più o meno temporaneamente da contadini poveri e braccianti, costretti a procurarsi altrove pane e lavoro. Quasi sempre, la meta prescelta era costituita dalle province pugliesi: "circa 200 individui - apprendiamo in una esemplare relazione scritta da San Mango sul Calore- hanno del tutto sloggiato dal comune, domiciliando in Puglia, per poter più facilmente procurarsi il vitto col travaglio delle braccia, oltre ad un numero ingente che provvisoriamente in vari tempi dell’anno si reca in Puglia allo stesso uopo". Quando questi lavoratori rientravano in paese, debilitati dalla dura fatica e da difficili condizioni igieniche ed economiche, creavano seri problemi sanitari: " gli abitanti di questo circondario di Trevico- leggiamo in un rapporto del 1808- sono forti e laboriosi e godono ordinariamente un ottimo stato di salute, fuorché ne mesi estivi col ritorno che fa la maggior parte di essi dalla Puglia in tempo delle messi". Ancora nell’agosto successivo, il medico fiscale dello stesso circondario annotò che "il loro ritorno è il momento dello sviluppo delle più terribili malattie. Sventuratamente in quest’anno, in cui l’incostanza e l’umidità dell’aria unitamente alle solite altre potenze morbose hanno maggiormente attaccato il sistema; le malattie si sono rese quasicché generali ed epidemiche. L’indole ed il fondo delle medesime è una marcata astenia; i vizi della linfa e della bile ed uno scombussolo nel sistema nervoso non ne sono che l’ordinarie conseguenze. I sintomi che l’annunziano sono ad un di presso quasicché uniformi, e tranne alcune picciole varietà, che sono figlie dell’età e del temperamento, si può dire che il genio delle malattie dominanti è di essere costituzionali". Al fenomeno non sfuggiva la stessa città di Avellino, dove si osservò che " le malattie di mutazione si sogliono vedere in tempo d’està ed esse ci pervengono dalla Puglia donde ritornano l’individui che colà si portano a mietere le biade". Quello che potremmo definire il "morbo dei mietitori", era soprattutto una malattia sociale, alla quale non si poteva porre facile rimedio. "La miseria e la mancanza de’ buoni farmacisti contribuiscono in qualche modo a rendere più penoso il destino degl’infelici languenti": era questo lo sconfortante ma realistico commento proveniente ancora da Trevico.
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Scritto da: Blog Admin il 28 Settembre 2007
Se questo fosse vero allora il fegato dovrebbe avere la capacità di distinguere ciò che gli arriva dalla digestione ma non è così, in quanto tutto quello che giunge al fegato dopo la scomposizione digestiva è in forma anonima. L’equivoco nasce dal fatto che il tuorlo d’uovo stimola la contrazione della colecisti svuotandola della bile e provocando dolore se in essa sono presenti calcoli. La loro presenza non è imputabile alle uova. I calcoli possono formarsi quando la bile ristagna nella colecisti, poichè i sali biliari e il colesterolo che la compongono possono precipitare. A questo punto una domanda sorge spontanea: l’uovo, favorendo la contrazione della colecisti e svuotandola della bile, previene la formazione dei calcoli biliari? Certo! Questo è uno dei pregi delle uova! Pertanto il consumo di uova è sconsigliato nella calcolosi della colecisti, ma, per il resto, non esiste motivo per escluderle, a patto che il regime dietetico adottato sia nel complesso equilibrato. Ma i pregi delle uova non finiscono qui! Le uova contengono fosfolipidi, un particolare tipo di grassi che collabora al trasporto degli altri grassi e il cui assorbimento non richiede l’azione dei succhi biliari. Allora non condanniamo le uova senza le prove reali della loro colpevolezza!!!
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Scritto da: Blog Admin il 9 Agosto 2007
Sulla buccia,al contrario, possono trovarsi pesticidi e tutti gli altri contaminanti atmosferici. Le vitamine ed anche i sali minerali si trovano quasi tutti nella polpa e non nella buccia, poiché è nel primo tessuto che si compiono molte reazioni chimiche le quali si avvalgono dell’azione delle vitamine. La buccia invece è costituita di fibra cellulosica, un tessuto di protezione contro l’attacco di parassiti e microrganismi e in cui le vitamine non sono presenti. Mangiare la frutta con la buccia non sta a simboleggiare il mangiare “naturale” o l’essere un “naturista” e non c’è nessuna specie di frutta che possa vantare la presenza completa di tutte le vitamine. E’ bene allora scegliere in modo alternativo fra le varie specie per garantire all’organismo tutte le vitamine e i sali minerali di cui necessita.
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Scritto da: Blog Admin il 25 Luglio 2007
E’ possibile che una delizia come la cioccolata riservi un tale problema? Se questo fosse vero, allora dovremmo reputarla un perfido prodotto! Ma forse chi non fa uso della cioccolata o, comunque ne mangia pochissima, è sicuramente esente dal fastidioso fiorire dei brufoli? La cioccolata e la fioritura dei brufoli non hanno rapporto tra loro. I brufoli sono la conseguenza visibile e spesso dolorosa dell’ infiammazione di una ghiandola sebacea in seguito all’infezione di microrganismi. Le ghiandole sebacee producono il sebo, una sostanza grassa che rende la pelle morbida e liscia ed il funzionamento di queste ghiandole è sotto il controllo ormonale. Non è un caso che la fioritura dei brufoli coincida spesso con la pubertà e con gli anni dell’adolescenza, allorquando si verificano profondi cambiamenti ormonali. Infatti l’acne è uno degli effetti spiacevoli di questi cambiamenti. Succede che i livelli di alcuni ormoni nel sangue ostacolino la fuoriuscita del sebo dalle ghiandole sebacee del viso o della schiena o le stimolino a produrne troppo. Questa condizione invita alcuni microrganismi a nozze. Banchettano con il sebo prodotto in eccesso o trattenuto nella ghiandola sebacea, provocandone l’ infiammazione, ed ecco il brufolo venir fuori. La cioccolata come trova posto in questo discorso? Contiene forse sostanze capaci di influire sugli equilibri ormonali? Assolutamente no! L’equivoco che possa far venire i brufoli è sorto dal fatto che è ricca di grassi, ma tanti altri alimenti contengono grassi quanto la cioccolata, nessun altro, però, viene accusato di tanta perfidia. Una dieta troppo ricca di grassi non favorisce la formazione del sebo, l’acne, infatti, colpisce indistintamente i ragazzi pienotti e magri. Allora, anche se afflitti dai brufoli, sciogliamo pure un cioccolatino in bocca, ci aiuterà a migliorare l’umore. Attenzione però a non esagerare. Un etto di cioccolata, al latte o fondente che sia, fornisce oltre 500 Kcal, ossia, quasi un quarto del fabbisogno energetico giornaliero.
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Scritto da: Blog Admin il 16 Luglio 2007
"La cioccolata fa venire i brufoli"
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